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mercoledì 4 gennaio 2012

Postilla chorea

Brando di Cales- conclusioni
Ora che l'intera coreografia è stata analizzata ( la Settima parte non è che la reiterazione della Quinta unita alla riproposizione al femminile della Sesta parte ) ritorniamo a ribadire la sua estrema correlarità con i moduli transalpini. Misterioso risulta il nome che non sembra comunque collegabile a località italiane ( Calès è un piccolo comune della Dordogna e, mi dicono ma non ho potuto verificarlo, un castello monegasco ). Sottolineiamo nuovamente la “stranezza” dei due movimenti laterali ( le riprese doppie ) rare nella fonte di Arbeau ma presentissime nelle più arcaiche coreografie a circolo della tradizione Playford. Analogo discorso per il finale che riprende ( lo riconosciamo, in maniera assai più sbrigativa ) schemi utilizzati per il cambio di luogo sfruttatissimi da Playford e non ignorati da Arbeau. La composizione rimane pur tuttavia, per quel che ne sappiamo, un tipico balletto all'italiana vista la sua netta poliritmicità ( sonata-gagliarda-sonata-correnta ).

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